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COM’È Credo che poche altre moto abbiano preso la via della produzione a furor di popolo come la Hypermotard. Esposta nel 2005 come concept (apparentemente poco industrializzabile), questa maxi motard disegnata da Pierre Terblanche ha subito fatto venire i bollori ad un sacco di gente. La naturale conseguenza è stata che, a poco più di un anno di distanza, Ducati ha trasformato il prototipo nel secondo modello della nuova generazione (il primo è la 1098). PROTOTIPO DI SERIE L’operazione è davvero da dieci e lode. Se si escludono pochi particolari necessari all’omologazione e a rendere la moto effettivamente utilizzabile, si può affermare senza tema di smentita che la Hypermotard sia arrivata tal quale dallo stand alla produzione. Ma come possiamo classificare questa moto? Al di là del nome che la lega al mondo del traverso, la Hypermotard è un qualcosa che riunisce più concetti: quello del motard, ovviamente, dato dal design dalla essenzialità della moto e anche dall’impostazione di guida, e quello di una naked a cui la Ducati si avvicina come comportamento dinamico, pur con una sua spiccata personalità. INCONFONDIBILE Personalità anche estetica, visto che la Hypermotard
non è solo inconfondibilmente Ducati, ma è anche bella da guardare. La moto è davvero essenziale, pulita, apparentemente semplice, anche se per lei in
Ducati non hanno lesinato in tecnologia e in investimenti. TUTTO IN UNO Le poche sovrastrutture racchiudono una struttura in nylon rotazionale che parte dal cannotto di sterzo e finisce sotto la sella. Questa struttura funge non solo da serbatoio (12,5 litri certo non moltissimo ma i tecnici assicurano una percorrenza di 200 km), ma anche da supporto per i cablaggi e per la batteria, così che tutto è ben nascosto nella parte alta (a parte i cavi strettamente necessari che corrono ancora dietro ai tubi del telaio). La vista della moto ne esce pulitissima e priva di elementi di disturbo. Anche la mascherina portafaro che integra il parafango è realizzata in un solo pezzo, mentre a Borgo Panigale, anche per tener fede al concetto originale, si sono sbizzarriti sul posizionamento delle frecce e degli specchietti anteriori, entrambi piazzati sui paramani. SPECCHIETTI A SVENTOLA Ma se per le frecce la soluzione è apprezzabile senza riserve, il posizionamento degli specchietti (richiudibili sui paramani per la guida in pista) appare sinceramente un po’ forzato, soprattutto se si pensa che da aperti portano ad una larghezza della moto incompatibile con qualsiasi colonna di auto. Bastano cento metri di città per rendersene conto. Disponibile comunque anche un supporto per il tradizionale fissaggio al manubrio a cui ancorare lo stesso specchietto fornito di serie, cosa che consigliamo a meno di non voler andare in giro sempre a specchietti chiusi (il che non è molto salutare). FATTA BENE In ogni caso, il livello di finitura è notevole, la Hypermotard è fatta veramente bene, e ha una dotazione davvero di primo livello, con pinze radiali Brembo (a due pastiglie su dischi da 305 mm), pompe freno e frizione radiali, forcella Marzocchi da 50 mm pluriregolabile (anche il mono offre tutte le regolazioni) e un computerino di bordo compattissimo e completo (c’è anche il cronometro, tutto comandabile direttamente da manubrio). PREZZI Tutto è assemblato con molta cura e rifinito con gusto, la Hypermotard non ha niente fuori posto e giustifica anche il prezzo di 11.500 €, che diventano però ben 13.500 per la versione S equipaggiata con cerchi leggeri, ammortizzatore Ohlins, forcella con steli con trattamento DLC, puntone dell’ammortizzatore regolabile e pinze monoblocco. Prezzi entrambi chiavi in mano. LE CORSE NEL SANGUE Sebbene la destinazione d’uso sia molto distante da quella delle competizioni, il dna racing di Ducati è ben presente, tanto è vero che il nuovo traliccio d’acciaio (anche il telaietto posteriore è in acciaio) sfrutta comunque l’esperienza della Superbike. Anche ai fini del contenimento del peso, che si ferma a 179 kg per la versione base e a 177 per la S che sfrutta la maggiore leggerezza dei cerchi forgiati. Le quote vitali sono compatte ma non estreme, parlano di una moto che promette di essere anche stabile oltre che maneggevole: l’angolo di sterzo di 24° produce un’avancorsa di 100 mm, mentre l’interasse si ferma 1.455 mm (tanto per fare un raffronto la KTM Supermoto sua concorrente diretta arriva a 1510 mm). MOTORE DEDICATO Dalla sua presentazione come prototipo alla moto attuale il motore è cresciuto di 100 cc. Nel 2005 non esisteva ancora il nuovo 1100 Ds arrivato solo lo scorso anno sulla Multistrada, un’unità che, con i suoi 90 cv a 7.000 giri, ma soprattutto con una coppia di 10,5 kgm a soli 4.750 giri è il cuore perfetto per una moto come questa. Vista l’indole comunque più sportiva della Hypermotard, in Ducati hanno apportato alcuni cambiamenti rispetto al motore della Multistrada: la frizione torna ad essere a secco (il vanto di molti Ducatisti), ma aggiunge un disco per cui è stato possibile utilizzare molle più tenere ottenendo quindi una leva più morbida alla trazione. In tutto il motore pesa 1,5 kg in meno rispetto a quello della "Multi". ARIA NUOVA Per il resto, di questo motore è stato detto proprio tutto: doppia candela Euro 3, iniezione elettronica con corpi farfallati da 45. La Hypermotad aggiunge anche un grosso catalizzatore tre vie e una valvola allo scarico piazzata sul collettore giusto sotto la sella. PER I PISTAIOLI I più sportivi sappiano che anche la Hypermotard è predisposta per il DDA (Ducati Data Analyzer) l’acquisizione dati che permette di acquisisre tempo sul giro, giri motore, marcia inserita e angolo apertura dell’acceleratore, una chicca in più per chi questa Ducati la vorrà usare anche per correre.
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