QUATTRO MA UNICI Mv va dato atto di una cosa,
aver farcito di
personalità il motore più impersonale che ci sia. Il suo 4 cilindri in
linea è, infatti, riconoscibile anche se lo sentite girare dietro ad un
portone chiuso. Perché
il suono delle sue ormai inconfondibili canne
d’organo è ancora unico. Le altre cose di cui va dato atto alla MV è di
aver
avuto il coraggio di sfidare i giapponesi sullo stesso piano,
quello delle cavallerie esagerate e delle prestazioni pure.
SFIDA DIRETTA Di sicuro viene più semplice puntare sull’originalità
meccanica e scegliere un’architettura diversa. Puntare su un 4 in linea è
di sicuro la strada più difficile ma in MV hanno dimostrato di sapere come
si fanno i motori e la F4 dimostra sul campo più severo (quello delle
gare) di essere sullo stesso piano e anche meglio delle concorrenti con gli
occhi a mandorla. La sua linea ha un che di immortale se si pensa che la
moto è praticamente invariata dal 1998 e ancora oggi riesce a far
sembrare vecchie le sue concorrenti c’è davvero da pensare che Tamburini
abbia fatto un patto con il diavolo.
TUTTO IN ALTO La 312 è incredibilmente potente, il suo quattro
cilindri a valvole radiali (altra unicità tecnica) è un motore fenomenale
per potenza assoluta e allungo (192 cavalli all'albero sono oltre 170 alla ruota una potezna da superbike!) ma a parer mio ha perso un po’ di quella
grinta ai bassi che lo ha contraddistinto nelle edizioni precedenti.
Adesso occorre aspettare oltre i 9.000 giri per avere un impulso rabbioso
della potenza che porta il contagiri oltre quota 13.000. In quel range è
goduria pura, ma sotto non è più brillante come prima e questo
richiede un minimo di malizia nella guida (soprattutto nei raccordi tra una
curva e l’altra a Rijeka) per uscire sempre con il rapporto giusto e il
motore al giusto regime.
CARATTERE FORTE Il carattere forte della MV emerge anche nella guida.
È una moto molto "fisica" che non ammette correzioni dell’ultimo secondo
e vuole un padrone che le impartisca comandi decisi che non diano adito a
fraintendimenti. Impossibile inserirla in curva con i freni in mano,
diventa restia e durissima e anche questo significa avere personalità, anche
se non ci dispiacerebbe certo una moto più agile.
FACHIRO È scomoda, la più scomoda di tutte, se giri tutto lo
sterzo ti schiacci i pollici e dietro c’è poco spazio per arretrare quando
ci si sdraia per cercare la massima velocità, il manubrio è troppo
spiovente per i miei gusti e nonostante si siano fatti tanti passi
avanti è ancora migliorabile la gestione dell’apri chiudi soprattutto
dopo una lunga staccata quando il gas resta chiuso a lungo e il sistema EBS
sporca un po’ la carburazione. Ma queste cose si possono facilmente
perdonare ad una moto rifinita come un gioiello che mostra una qualità
costruttiva da riferimento. Anche questa è Italia.
LA PROVA AL BANCO