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COM’È Evidentemente ispirarsi ad un insetto porta molto bene a chi
produce scooter. Se la Vespa è ormai entrata nel mito, lo Scarabeo la sta
seguendo a ruota. Certo la storia del coleottero Aprilia è più recente, ma in
tutti questi anni questo scooter (che ha lanciato il fenomeno dei ruota alta nel
1993) ha saputo diventare oggetto di stile e di status e, proprio come la
Vespa, è diventato così famoso che il suo nome va oltre il marchio di chi lo
produce.
UN NOME UN PROGRAMMA Scarabeo è Sarabeo e basta, una famiglia che oggi va dal 50 al 500 e che ha ormai superato di gran lunga le 700.000 unità vendute (cinquantini compresi) segno che questo è uno scooter trasversale. Un successo che però per rimanere tale deve mantenersi al passo con i tempi. Ecco perché, quasi a sorpresa, arrivano sul mercato in piena estate (del resto si sa, è la stagione degli insetti…) due nuovi Scarabeo. In realtà non allargano la famiglia arrivano a rimpiazzare i 125 e 200 Street presentati nel 1998 e che ormai segnavano un po’ il passo. L'INSETTO SI È RISTRETTO Se il precedente 125 (che fu il primo Scarabeo targato) si proponeva con dimensioni abbondanti e l’ambizione di essere una motoleggera, il nuovo Scarabeo è senz’altro un mezzo più moderno, più commuter e meno motoretta, studiato per essere un mezzo più urbano. L’ELEGANTONE Nel mirino, manco a dirlo, c’è quel mercato dei ruota alta che vede l’Honda Sh (con cui questo Scarabeo condivide praticamente gli ingombri) primeggiare nelle vendite. Il mercato del "primo prezzo" è difficile e combattuto (SH a parte ci sono i taiwanesi e adesso arriva anche Suzuki) ma in Aprilia hanno affrontato il tema con competenza e certi di avere una buona carta da giocare. Scarabeo è, infatti, elegante, appare ben più dotato e raffinato della concorrenza nonostante i prezzi restino molto competitivi (3.050 € Per il 125, 3250 € per il 200). PIATTO RICCO Nella dotazione di serie troviamo doppio disco (con impianto di frenata integrale) una strumentazione molto piacevole e completa con tanto di computer di bordo comandabile dal manubrio, il vano sottosella (ci sta un casco jet con visiera ma deve essere il casco Aprilia, ormai i caschi si fanno su misura per i vani e non viceversa…) e il portapacchi d’alluminio. Inoltre fa sempre comodo il piccolo plexiglas montato di serie che provvede ad alleviare la spinta dell’aria dal busto rendendo l’utilizzo del "parabrezzone" (comunque offerto in optional) superfluo almeno nei mesi estivi. MOTORI EVOLUTI Se la ciclistica è di tipo tradizionale, (ruote da 16’, forcella da 35 mm, disco ant da 260 e post da 220 doppio ammortizzatore regolabile) è nei motori che Aprilia ha fatto un bel passo avanti. Con tutto quello che offriva mamma Piaggio per Scarabeo si è scelto di fare tutto in casa progettando un motore apposta per Scarabeo (la realizzazione è però cinese). Il monocilindrico è, infatti, tutto nuovo e molto evoluto se si pensa che sia il 125 sia il 200 (che però ha cilindrata reale di 180,8 cc) possono vantare la testa a quattro valvole con distribuzione a doppio albero a camme in testa. Una soluzione che, nessuno ancora ha utilizzato tra gli scooter di piccola cilindrata e che anche tra i grandi troviamo solo su Majesty e Burgman 400. CARBURATI L’alimentazione, però, resta affidata al classico carburatore, più che sufficiente per motori di questa cilindrata per rientrare nella Euro 3. In pratica Aprilia ha fatto l’opposto di quanto hanno fatto gli altri (Honda in testa) non ha cambiato il tipo di alimentazione, ma ha rifatto il motore curandone l’efficienza fluidodinamica. Due strade differenti per raggiungere lo stesso obiettivo: basse emissioni e consumi contenuti. Per il 125 vengono annunciati 15 cv (il massimo consentito per legge) mentre è interessante la potenza del 180 che con 19 cv a 8250 giri, promette di non soffrire di complessi di inferiorità con i 200 veri che circolano sul mercato (pochi in questo settore, in verità).
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