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Ducati: parla Terblanche

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Dalla reception ci tolgono ogni speranza: "Pierre Terblanche oggi non è in Ducati, è in vacanza". Pazienza, l’intervista alla mente geniale di Ducati Design è solo rimandata. E invece lo incontriamo nascosto in un ufficio. Sembra un tranquillo ragazzone californiano. E invece è sudafricano. Parla bene l’italiano e ha un curioso accento anglosassone che ricorda un po’ Mal dei Primitives o Shell Shapiro dei Rocks. Certo che ci stiamo proprio calando nei più feroci anni Sessanta. Tra le Ducati GT 750 e le canzoncine…

Mercoledí, 01 Agosto 2001

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"Pierre, ma non eri in vacanza?"
"Ogni tanto ci provo, ma poi va a finire che lavoro di nascosto. E poi dicono che a fare il designer si fa la bella vita…"

"Partiamo subito con una bella domanda scontata: perché la MH 900 E?"
"Da giovane amavo le Ducati, quelle sportive soprattutto. Negli anni Settanta la SS 900 era il massimo. Io però non me la potevo permettere, così mi divertivo con una GT 750, quella con la distribuzione convenzionale, non desmodromica. Quella moto la montai e rismontai, iniziai a personalizzarla, volevo farne una sportiva che assomigliasse il più possibile alle SS preparate da NCR. Non so quanto tempo ci ho passato. Era il mio hobby preferito.

Tutto quel lavoro però è tornato buono...
Sì, perché quando mi hanno chiesto di disegnare la MH 900 avevo già in testa tutto. Ovviamente non si poteva fare una replica originale delle moto del tempo. Non ci interessava nemmeno. Più che le forme delle moto degli anni Settanta bisognava riproporre le impronte di quell’epoca. Per questo si può parlare di un concetto di new classico. Dovevo solo rispolverare quei sogni di ragazzo. Non ci credevo, un’azienda mi stava pagando per realizzare i miei desideri di una volta. Per questo la MH 900 è uscita al volo, in poche settimane."

Un tempo record, non trovi?
Abbiamo fatto in fretta anche perché la MH 900 è stata disegnata…per disegnare poco! Io sono tornato con la testa a quando ero ragazzo, quindi lo spirito originario doveva essere quello di una volta, dell’appassionato che si faceva la moto in casa, senza troppi mezzi. Una sportiva custom, nel senso della personalizzazione. Tanta passione e poco design. Qui non c’è niente di profondo, la moto mi piaceva così e l’ho fatta così. È divertente, perché spesso la gente si aspetta chissà quale studio intellettuale…"

Ma come? Pensavamo ci fosse dietro un lavoro esagerato!
"Quello c’è stato, certo. Per consegnare il prototipo in tempo abbiamo tenuto dei ritmi incredibili. Dormivo quasi niente, vivevo al Mc Donald’s sotto casa, dicevo a loro di venire a svegliarmi. Taxi e albergo di corsa, non mi cambiavo nemmeno i vestiti. Tanto, tanto lavoro. È stato un momento della mia vita molto vivace, ma lo dovevo sfruttare. Non capitano sempre queste opportunità, di realizzare la moto dei tuoi sogni, intendo. Ne è valsa la pena…"

Nonostante questa tirata, la MH 900 in produzione non è poi tanto diversa da quella presentata al salone di Monaco 1998...
La moto di Monaco non era solo uno studio, un manichino da esporre ai Saloni. Così abbiamo cambiato giusto qualche cosa per l’omologazione. 

Già, al posto delle telecamere nel codino ci sono gli specchietti convenzionali. E' per questo che non si vede assolutamente nulla nei retrovisori?  
Pierre ride e svicola, non può dirlo, ma ci fa capire che su una moto del genere ci sono cose più importanti degli specchietti retrovisori. Si vede lontano un miglio che è innamorato di questa moto.

"Pierre, tra le tue creature, è questa quella a cui tieni di più?"
"No, il primo amore non si scorda mai. Sono particolarmente innamorato della Supermono, però penso che con la MH sia stato messo in condizione di lavorare al meglio. Prima di tutto per il tipo di moto, così particolare: ci sono meno compromessi con cui ti devi scontrare. È una monoposto e poi non ti vengono imposte particolari economie… Inoltre con la MH 900 abbiamo sperimentato una nuova metodologia di lavoro, utilizzando soprattutto il computer. È un modo di lavorare più moderno ma è soprattutto una prova che il PC non è così negativo, non tarpa le ali alla creatività, anzi. Con il PC puoi provare e riprovare, alla fine la qualità è migliore".


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