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Moto Notizie correlate COM’È Chi corre troppo a volte sbaglia… la massima ce la siamo inventata adesso, ma è perfetta per sintetizzare la storia della TT 600, la media sportiva di casa Triumph. Spuntarla nella categoria seicento non è certo facile, questa è la cilindrata in cui si fanno i numeri di vendita, questo è il territorio di caccia preferito dalle quattro sorelle giapponesi. Della Triumph va apprezzata la voglia di mettersi in lizza e di andare a stanare il lupo proprio nella sua tana. Non sempre però le sfide sono vincenti. Tra le naked lo sguardo da matto della Speed Triple ha fatto scuola; tra i motori il tre cilindri inglese fa conquiste una dopo l’altra; tra le seicento, invece, la TT stenta e i perché sono parecchi.
TROPPO UGUALE Per la sua TT la Triumph ha, infatti, scelto la strada dell’omologazione piuttosto che quella dell’innovazione e della personalità. Nessun motore tre cilindri, nessuna follia di design (anzi qualcuno l’ha definita la CBR dei poveri, per gli evidenti richiami alla best seller di casa Honda), la TT 600 è una moto uguale alle altre, troppo uguale per spuntarla. OCCHIO AL BOOMERANG A dare quel piccolo plus doveva pensarci il motore, il primo seicento alimentato ad iniezione elettronica. Purtroppo però quella che doveva essere l’arma vincente si è rivelata invece un pericoloso boomerang. Forse c’è stata un po’ troppa fretta, tanta la voglia di buttarsi nel mercato e la TT è uscita ancora acerba, troppo per essere competitiva con una concorrenza che definire spietata è persino riduttivo. MOTORE RIVISTO I risultati sono riassunti sulla nuova Triumph TT, il cui quattro cilindri ha una centralina rimappata, nuovi alberi a camme, un nuovo scarico (ma quanto è lungo?), sempre quattro in uno ma con tubi di compensazione tra i collettori che favoriscono l’adattarsi dello scarico stesso ad un range di giri più ampio. Insomma, la TT 600 non ci sta ad essere la Cenerentola della categoria, anche perché telaio, sospensioni e freni sono davvero all’altezza della migliore concorrenza. NUOVA LIVREA Per il resto cambia poco, anzi nulla, la TT abbandona solo la dubbia colorazione bicolore del model year 2000 per adottare (anche questo segno distintivo di famiglia) eleganti colorazioni monocromatiche che a parer nostro rendono più giustizia alla linea della seicento inglese. VERNICE, PERCHÉ? Più bella da vedere, ben fatta come sempre, la TT non delude quanto a finiture e razionalità. Non ci sono cavi sparsi in giro, la verniciatura delle plastiche è brillante. La TT è anche pregiata, c’è tanto alluminio a bordo. Peccato però che sia quasi tutto nascosto (perché?) da una brutta vernice grigia (sulla "vecchia" TT era nera) che nasconde tutto quanto c’è di pregevole a bordo. CICLISTICA SPORTIVA Ovviamente le sospensioni non potevano esulare dall’essere completamente regolabili. La forcella ha steli da 43 mm e si può registrare a piacimento nel precarico molla nel freno idraulico in compressione ed estensione, stesse regolazioni per il monoammortizzatore posteriore mosso dal forcellone tramite un leveraggio progressivo. Non è nemmeno cambiato (per fortuna!) l’eccellente impianto frenante che può contare su due dischi semiflottanti da 310 mm lavorati da pinze a quattro pistoncini contrapposti, con tanto di tubi in treccia metallica. COSTA POCO Le qualità dunque non mancano, soprattutto perché la Triumph può fregiarsi del titolo di 600 quattro cilindri più economica; non che i 9244 euro (17.900.000 lire) siano pochissimi, ma va detto che per acquistare una 600 jap occorre quasi un milione in più.
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