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Notizie correlate NE VALE LA PENA Bando alle ciance, una cosa va detta chiaramente da subito: i 680 euro che la Opel vuole per il dispositivo IDSplus sono spesi davvero bene. L’Interactive Driving System è
un fiore all’occhiello irrinunciabile per le versioni sportive della
gamma Astra, con in testa la 2.0 Turbo nella versione ipervitaminizzata
da 200 cv. Conviene risparmiare in altro modo, rinunciando per esempio
alla vernice metallizzata e scegliendo magari un bel rosso ma, per chi
soffre di frequenti pruriti al piede destro, le sospensioni attive da far lavorare a braccetto con il il controllo elettronico della stabilità e della trazione non possono mancare.
ABRACADABRA La loro presenza fa assurgere il tastino Sport al centro della plancia al ruolo di bacchetta magica, capace di trasformare una già vivacissima berlina in una sportiva terribilmente efficace quando si suona la carica e si parte al galoppo. Sinceramente non ho guardato bene: forse assieme al giubbino con strisce catarifrangenti nella dotazione c’era anche il vestito da Mago Merlino… ma anche senza travestimento l’incantesimo funziona. Il bottone dà all’elettronica che governa le sospensioni, lo sterzo, la motricità, la stabilità e il motore l’ordine di rendere tutto più sportivo e la musica cambia, eccome. UNA PER TUTTI Una gran cosa per i paparini (come il sottoscritto) che non sanno rassegnarsi all’idea di rinuciare al gusto nella guida per il semplice fatto di dover scorrazzare sulla stessa, unica auto la famigliola. Nel ruolo di Mr Hyde l’Astra disegna le traiettorie con il compasso, piatta e neutra come poche altre rivali, fiondandosi da una curva all’altra in modo felino. Quando invece veste i panni del Dr Jekyll, la best-seller della Opel torna a mettere l’accento sulla vocazione familiare di sempre. ANIMALI DA TIRO I 200 puledri da corsa accettano di buon grado di tirare all’occorrenza il carretto, anche se carico all’inverosimile. Il picco di coppia viene dichiarato dalla Opel a 4.200 giri ma la spinta è vigorosa anche ai regimi più bassi. Questo due litri non è nemmeno lontano parente di quei vecchi turbo vuoti sotto e pronti a un certo punto a sferrare un calcione nelle terga proiettando guidatore e compagnia bella in avanti. Il rendimento è più simile a quello di un aspirato di maggior cubatura. La sesta è lunga ma nelle altre marce i rilanci sono sempre brillanti e non è sempre necessario intervenire sul cambio per completare un sorpasso. Anche in questi casi, comunque, la leva si comporta bene, senza incertezze. TRA DUE GUANCIALI Motore a parte, la versatilità dell’Astra passa anche attraverso un abitacolo a dimensione di famiglia, nonostante la linea sia più grintosa di quella di molte concorrenti. La posizione di guida è praticamente perfetta, con regolazioni ampie e comandi ben disposti, ma anche dai passeggeri è assai improbabile che arrivino lamentele. Lo spazio abbonda in ogni direzione, le buche sono filtrate con disinvoltura e anche a velocità di crociera elevate si riesce a conversare con un tono di voce da confessionale. Quella del motore è a sua volta molto discreta e non turba mai la quiete dei timpani. Roba da berlina di rango superiore. PICCOLI NEI Neppure il bagagliaio non delude. I 350 litri promessi non sono pochi e sono ben sfruttabili, grazie alla forma regolare del vano. Una soglia di carico più bassa e più larga non avrebbe disturbato, anzi, ma si tratta di un peccatuccio veniale. Alla fine ci si lamenta solo quando si devono stivare le valigie delle vacanze, certo non quando si va a fare la spesa al supermercato. Chissà, magari tra qualche anno, in occasione di un futuro restyling, alla Opel potrebbero tenerlo presente e, nel contempo, trovare anche il modo di migliorare la visibilità posteriore. Commenti
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