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Le Nostre prove Notizie correlate PADRI DIVERSI Stavolta non è soltanto un modo di dire. La Brera e la Spider si possono definire davvero sorellastre, nel senso che mamma Alfa Romeo ha concepito le sue due ultime creature con due papà diversi. Se la coupé è frutto di una tresca tra il Centro Stile interno e Giorgetto Giugiaro, la scoperta è figlia invece di Pininfarina, che l’ha riconosciuta, tanto da metterle il suo stemmino sulle fiancate, e ne segue lo svezzamento nel suo stabilimento di San Giorgio Canavese, in provincia di Torino.
TAGLIO DI PRECISIONE A ben vedere a Pinifarina si deve “solo” la coda. Le virgolette sono d’obbligo perché su una cabrio il posteriore è senza dubbio la parte più delicata da gestire: la storia è piena di “tagli” frettolosi e mal risusciti che hanno deturpato coupé di gran fascino per ricavarne scoperte di dubbio gusto. Per fortuna non è questo il caso della Brera e della Spider, che fanno anzi entrambe del didietro il loro profilo più originale e, a detta di molti, il migliore. SPALLATISSIMA Rispetto alle forme bombate della coupé, la Spider segue uno stile completamente diverso. A caratterizzarne la coda sono soprattutto i due parafanghi muscolosi che s’inarcano ai lati del cofano bagagliaio. Quest’ultimo culmina invece con uno spoiler appena accennato, sottolineato dalle luci bislunghe e da un massiccio paraurti da cui fa capolino una doppia coppia di terminali di scarico cromati. ATTILLATA Quanto al tetto, Pininfarina ha scelto di restare fedele alla tradizione e di rinunciare all’origami di pannelli metallici che va invece per la maggiore da qualche tempo. Spazio dunque a una classicissima capote, rimasta ormai un tocco un po’ snob e tipica soprattutto delle scoperte più blasonate. Il top in tela della Spider è di quelli minimalisti, molto corto e attillato, capace di mettere in risalto le forme senza renderle goffe o sgraziate. Capote piccola, sì, ma ben fatta, con un robusto tessuto multistrato sulla parte esterna, uno strato poliuretanico intermedio a fare da isolante e un morbido rivestimento interno. Il tutto su una struttura in acciaio e alluminio che ha gli unici difetti di avere un paio di cerniere a vista e alcuni parti in gomma non proprio curatissime. Ben più importante è certo sapere che è abbastanza silenziosa e non si gonfia come un paracadute in velocità. ABRACADABRA La capote è a comando elettrico e, premendo sull’apposito tasto, scompare completamente alla vista in circa 23 secondi, sistemandosi in un vano sotto le due pinne alle spalle dei roll-bar. La capacità di carico rimane invariata a prescindere dalla posizione del tetto e ammonta a 253 litri. Si tratta di un buon risultato per una spider anche se la soglia alta e l’imboccatura stretta del bagagliaio potrebbero complicare la vita quando si cerca di stivare oggetti ingombranti o pesanti. TOCCO INCONFONDIBILE Con la soppressione dei due posti posteriori, gli ingegneri hanno comunque ricavato alle spalle del pilota e del suo secondo un ripiano con due cassetti chiusi a chiave che fa da dependance al bagagliaio. Per il resto, la plancia fotocopia quella della Brera (e di conseguenza anche quello della 159, capostipite della famiglia), con le bocchette dell’aria circolari e l’immancabile trittico di strumenti supplementari rivolti verso il pilota. E’ una sorta di marchio di fabbrica, un po’ come lo scudetto a listelli cromati e i faretti tondi, che paiono quasi incastonati a binario nelle prese d’aria, ai lati di un frontale proteso in avanti come il naso di Cyrano. 2.2 JTS Dalla coupé, la Spider eredita anche i due motori a benzina, entrambi dotati di iniezione diretta della benzina JTS e del sistema Twin Phaser per la variazione continua della fasatura delle valvole di aspirazione e di scarico. Quello d’accesso è il 2.2 a quattro cilindri capace di 185 cv a 6.500 giri e di 230 Nm a 4.500. Abbinato alla trazione anteriore a un cambio manuale a sei marce, porta la Spider a 100 km/h in 8,8 secondi e le assicura una velocità di punta di 217 km/h, con una percorrenza media di 10,6 km/litro. 3.2 V6 JTS Il motore di punta è invece il 3.2 V6 di origine Holden, cui fanno da spalla un altro cambio manuale a sei marce e la trazione integrale permanente Q4. In questo caso la potenza massima è di 260 cv a 6.200 giri; il picco di coppia si raggiunge invece a 4.500 giri ed è pari a 322 Nm, il 90 % dei quali sono però sempre disponibili tra i 1.800 e i 6.250 giri. La velocità massima sale a 235 km/h, mentre il tempo nella prova di accelerazione e la percorrenza media scendono rispettivamente a 7 secondi netti e a 8,7 km/litro. Rispetto alla Brera manca in pratica all’appello solo il 2.4 turbodiesel ma non è detto che in un secondo tempo non si aggiunga a sua volta al gruppo. DOPPIA SCELTA Anche gli allestimenti previsti in listino a partire dal prossimo luglio sono due: Spider “base” ed Exclusive. Il base è disponibile solo in abbinamento al motore 2.2 a 35.800 euro e prevede tra le altre cose di serie il climatizzatore manuale, i cerchi in lega da 17”, il sintolettore CD, il controllo elettronico della stabilità VDC e cinque airbag, compreso quello per le ginocchia del conducente. Con l’allestimento Exclusive, offerto a 37.800 euro con il motore 2.2 e a 45.800 con il 3.2 V6 sono inoltre standard il climatizzatore automatico bizona, i sensori pioggia, crepuscolare, antiappannamento e di parcheggio, il cruise control e l’impianto stereo firmato Bose. Sono invece sempre a richiesta l’interno in pelle e il navigatore satellitare.
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