IN CODA Al nostro primo appuntamento le cose sono andate un po’ storte: a lungo fermi in coda nel fiume in piena dei pendolari diretti da Milano verso la Brianza. Speravo in qualcosa di più divertente per il primo incontro, ma pare che il destino si dia da fare perché tutti terminino il lavoro nello stesso preciso momento. Deve esistere anche una Legge di Murphy in materia...
VITTIMA DI CUPIDO
Peccato iniziare così, perché era da un po’ di tempo che desideravo avere per qualche giorno una Micra tutta per me. In fondo il mio è stato un
vero colpo di fulmine, stregato da quel tetto a cupola, dai fianchi che si allargano poco sotto i finestrini, i fari posteriori rettangolari… Sarò un nostalgico visionario, ma ogni volta che la guardo mi
sembra di rivedere un qualcosa del mitico "cinquino" Fiat. Un ottimo antipasto, insomma,
in attesa che torni quello "vero"!
IN INCOGNITO La versione in prova è la
1.5 dCi, quella
da 82 CV, con il
motore Renault affiancato da un intercooler. A ricordarlo sono però solo la
scritta sul portellone e la
spia delle candelette che si accende all’avviamento. Anche incolonnati con il motore al minimo,
vibrazioni e rumorosità sono più da auto a benzina che non a gasolio. A fugare ogni possibile dubbio ulteriore è giusto
l’incredibile elasticità di marcia che consente di
partire senza difficoltà
anche in seconda senza che ci siano strappi o sobbalzi.
DISINVOLTA Il
turbo è dolcissimo ed è impossibile avvertire il benché minimo ritardo nelle risposte. Ogni qualvolta si va a
solleticare col piede l’acceleratore quel che si ottiene è solo uno
spunto vivace. Ed è inutile tirare le marce: snocciolandole una dopo l’altra e
cambiando attorno ai 3000 si ha già la certezza di fare
il vuoto alle spalle da un semaforo all’altro. Quanto basta, insomma, per riportare in positivo anche il bilancio della prima travagliata e caotica uscita.
E’ ROTTO? Giusto il tempo di fare un’altra volta dentro e fuori da Milano e scatta il campanello d’allarme. Il galleggiante nel serbatoio si deve essere incantato, o almeno sembra: l’indicatore del carburante, ospitato in un quadro strumenti di aspetto un po’ misero, si muove troppo poco. Una sosta al distributore fuga ogni dubbio: la Micra consuma davvero pochissimo e i 20km/litro per un impiego misto non sono affatto un miraggio.
PADRONA DELLA CITTA’ La parentesi urbana si chiude con
due doverose note di merito. Gestire questa Nissan negli spazi stretti è un gioco da ragazzi:
lo sterzo è leggerissimo e, con un
diametro di volta ridotto, la Micra si lascia
parcheggiare in un fazzoletto d’asfalto. L’altra
menzione speciale va alle sospensioni, che filtrano bene le asperità, digerendo senza fatica anche le salite e le discese dai marciapiedi quando si pratica la
sosta "alternativa". Ma questo forse non si doveva dire…
SI GUIDA BENE La taratura delle sospensioni
non è comunque flaccida. Il
rollio e la tendenza ad allargare la traiettoria col muso in curva (
sottosterzo, per gli amanti della tecnica…) si avvertono
al crescere dell’andatura, ma il fenomeno non è mai fastidioso. Pur se a bordo ci sono la famiglia e la spesa settimanale, il misto può essere affrontato
ad andatura da voltastomaco senza che la Micra mostri
segni di insofferenza. O quanto meno non prima che li mostrino la moglie e/o i figli…
DAVANTI I PIU’ ALTI A proposito di passeggeri, al contrario di quanto succedeva a scuola con le foto di classe, su questa Nissan i più bassi è meglio che stiano dietro. Sedendo sul divano posteriore chi supera l’uno e ottanta lamenta infatti qualche interferenza col padiglione, fatto che rende snervante affrontare i lunghi trasferimenti. Se invece la taglia dei passeggeri posteriori è più da fantino che non da pivot il problema non si pone affatto ed è difficile udire lamentele.
GRANDI ASTUZIE Lo spazio destinato alle gambe è abbondante, complice anche la possibilità di
regolare in senso longitudinale la posizione del
divano, facendolo scorrere su guide proprio
come i sedili anteriori. Specularmente, sull’altro fronte si trova un
bagagliaio "a fisarmonica", con la capacità di carico che passa in un attimo da discreta a molto buona. Questa
non è comunque l’unica furbizia adottata dai progettisti. Carina è anche l’idea di aver ricavato un
pozzetto sotto il piano di seduta del passeggero anteriore, che si ribalta in avanti lasciando fisso lo schienale.
PICCOLI NEI Per il resto
l’interno è molto ben fatto, anche se il
look minimalista di alcuni particolari (i pannelli portiera, la plafoniera e la già citata strumentazione in testa)
stona un po’. Una piccola
tiratina d’orecchie la merita anche l’impianto di
climatizzazione. Il display che mostra le funzioni impostate
non è il massimo della leggibilità, specie quando la luce del sole causa riflessi strani sulla superficie. Inoltre, per godere in inverno di un certo
teporino, è consigliabile regolare
temperature africane, come se il termometro del climatizzatore fosse fuori scala di una manciata di gradi.
PIACE A TUTTI Davvero peccati veniali, insomma, per un’auto capace di conquistare proprio nell’uso day by day i consensi anche dei non addetti ai lavori. La prova del nove? Una bimba di neanche quattro anni che non trovando più la Micra in box dice "Papà, ma la macchina tonda, quella viola, non la porti a casa più?". La voce dell’innocenza…