JOYSTICK Di lei so che
è una Exclusive. Che monta un
propulsore pescato direttamente dal cofano dalla 206 XS, cioè di una che in categoria urban è una sportivetta non male. Che alla base della plancia c’è un
joystick al posto del cambio, da muovere avanti e indietro con la stessa elettrica nonchalance di una levetta per cambiare stazione radio. E so che fra un semaforo e l’altro ci sarà qualcosa con cui divertirsi.
SEQUENZIALE Oggi
le automatiche si fanno così, con quella
funzione sequential che
è diventata irrinunciabile e nel traffico è un bel passatempo. Poi alla Citroën hanno deciso di fare anche meglio degli altri, e hanno puntato direttamente sul
motorone top di gamma, senza passare per 1.4, milledue e 1.1 come i concorrenti.
Millesei, questa è la
stuzzicante cilindrata del bialbero che gira sotto la bombatura del frontale. Lui quasi non si fa sentire, anche perché l’
insonorizzazione è ben fatta, ma al momento giusto li
sa tirare fuori gli artiglietti. Soprattutto quando l’acceleratore va giù deciso…
SI FA SENTIRE Non sembra che la C3 sia
una di quelle cittadine col pepe sulla coda. A vederla così, nel suo
azzurro metallizzato d’ordinanza con le
maniglie alluminio da versione "high", interni chiari e
velluto bicolore sui sedili, non si direbbe che fra i pistoni nasconde
109 cavallini di potenza. E invece, basta
dare gas con un po’ di decisione che
comincia a graffiare: se prima andava dolce, molto soft, con l’
acceleratore semipremuto e l’ago del contagiri che interrompe il suo percorso circolare a quota 2000,
affondando di più va fino a quattromila e tira fuori anche una bella vocina.
INTELLIGENTE Il segreto sta tutto
nel piede destro (bella scoperta). Però con un oggetto fra motore e ruote che si chiama Sensodrive per trasformare l’allure in performance (da leggere alla francese, c’est clair) è
tutta una questione di pressione: si può andare in souplesse con tutta tranquillità senza rumoreggiare, mentre la piccola cambia
quasi senza strattoni, oppure premere di più e mantenere premuto
fino a quando lei non "capisce". La
centralina del matic è abbastanza "intelligente",
si adatta alla guida cattivella e a quella
morbidissima
senza troppe storie e senza che il pilota debba sudare provando un’irresistibile attrazione verso la leva.
COME IN F1 Con il sequenziale si può cominciare a smanettare in qualsiasi momento, facendo scomparire dal visore la scritta "auto" sul numerino del rapporto inserito; anzi la C3 parte "seq" e poi diventa "matic" se si preme il tasto alla base del cambio, salvo poi tornare a cambiare con i più e i meno incisi sul pomello. Oppure con quelli riportati sulle due levette che sventolano come due orecchie dietro il volante: fanno molto formula uno, si sale e si scende senza staccare le mani dal volante.
STOP AND GO Passata l’ebbrezza del
regime che cambia con due dita ad effetto-Shumi, si potrebbe anche notare
una certa lentezza negli innesti che è tipica di molte "robotizzate",
un certo vuoto che un po’ si fa sentire fra una marcia e l’altra. Peccato perché
il 1.6 è brillante, dinamico (tanto che è meglio andarci piano sui vialoni urbani, la C3 è una signorina meno perbene di quello che sembra) e comunque
smussa le incertezze della trasmissione meglio di unità più small montate su altre automatiche.
FRENO MOTORE In frenata ho capito che se si vuole sfruttate l’effetto del propulsore
meglio scalare con un attimo di anticipo, anche perché da sola la petite Citroën non provvede. In verità però non è poi così necessario affidarsi al freno-motore, l’
impianto è potente e dimensionato e praticamente fermerebbe la macchina anche in folle. Oppure in una frenata un po’ al limite e a un incrocio il giallo diventa rosso troppo presto… La
modulabilità è "strong", sembra che le gomme abbiano anche un po’ troppa voglia di aggrapparsi all’asfalto, ma
l’effetto di rallentamento è sicuro e – se si esagera – mademoiselle provvede anche ad accendere le luci di emergenza di suo.
PARKING Dove il capitolo "progressione" andrebbe rivisto è nella frizione, non tanto per le partenze – anzi l’attacco è piacevole – quanto nei microspostamenti di città. Altrimenti detto: in manovra. Senza un sistema che faccia avanzare la citré anche ad acceleratore sollevato, far entrare la sua sagoma tondeggiante fra altre sagome non è facilissimo di primo acchito. Poi ci si abitua, ma bisogna litigarci col pedale del gas, anche perché la Exclusive insieme alla targhettine e alle maniglie silver-fighette si porta dietro le protezioni in tinta sui
paraurti, molto meno "protettive" di quelle nere. Certo,
si possono sempre
richiedere i sensori di parcheggio, ma con tanta tecnologia si poteva trovare fra Senso e Drive un posticino per il dispositivo di avanzamento automatico.
SUPER HI-TECH Anche perché sto testando un’auto che ha un bip (e un chip) per ogni occasione. Si mette in moto senza cintura? Lei lo segnala. Si lasciano le luci accese? Idem, ma con un suono diverso. Troppa fretta e il cambio va in retro quando le ruote girano ancora in avanti? Altra spia acustica.
Fra
scritte che scorrono ricordando di chiudere le porte,
tergicristallo automatico,
climatizzatore auto pure lui con display dedicato,
anabbaglianti che rimangono gentilmente accesi per illuminare il portone di casa, e magari anche videofonino ultima generazione integrato nelle alette parasole – fra qualche anno, per ora bisogna accontentarsi degli specchietti illuminati – ci sono
tutte le magie del multiplexage. Cioè dell’elettronica di bordo alla francese, che fa i fuochi d’artificio anche negli abitacoli di segmento B e con accessori come il cruise
control.
LEVE E LEVETTE Infatti i pulsantini sul volante servono per il regolatore di velocità, mica per la radio. Quella si comanda con altri due tasti che si disputano la chilometrica superficie della punta della leva del tergi, facendo attenzione a non toccare la metà sbagliata; mentre per il controllare il cruise bisogna spostare su "on" un piccolo cursore e premere sulla razza. Possibilmente evitando di cambiare marcia nel frattempo, o di far saltare la stazione dando un colpo di spazzole al parabrezza. Effetto autostrada americana a parte, il cruise control è abbastanza efficace nonostante al momento di metterlo in funzione sia
necessario distogliere l’attenzione dalla strada, perché la velocità che manterrà da solo (in quarta o in quinta) è quella digitalmente indicata dai cristalli liquidi del quadro.
LITRI E VOLUMI Dopo la prova parking, prova supermercato. Dietro i sedili vellutati la C3 (che tanto petite non è, visto che misura tre metri e 85 di lunghezza) nasconde uno spazio di 305 litri, cioè 60 più della cugina 206. Ma la chicca della Exclusive è un’altra: il moduboard, tavoletta plasticosa che serve per parzializzare il
bagagliaio o per creare un doppio fondo. Idea molto smart – cioè furba – peccato per gli sganci non molto pratici. E soprattutto perché il "modulatore" è indispensabile per avere un piano di carico piatto, dato che sulle C3 non moduboardizzate rimane il gradino del divanetto, che si piega a metà con lo schienale giù ma la seduta ancora al suo posto. Del resto, un’auto così morbidosa non si compra per fare traslochi, anche se un vano bagagli che batte quello di una Punto può essere sempre utile.
ERGONOMIA L’abitacolo è accogliente ma non sconfinato, con tutto il maquillage da alto di gamma e finiture "high" più una buona dose di vani, scomparti e posticini vari.
Mancano gli alzacristalli elettrici posteriori e quelli
anteriori (automatici) sono affogati nella console centrale in una posizione non proprio superaccessibile, però la
comodità di marcia è fra le più soft della categoria.
COMFORT Su strade lisce la francese si farebbe perdonare anche se avesse i finestrini a battente come quelli della 2CV,
sul pavé ammortizza bene ma c’è qualche vibrazione dietro la plancia: in definitiva
si scompone solo se s’incontra un tombino infido non visto in tempo, com’è capitato al sottoscritto, ma
si parla di un cratere. Il tutto senza rinunciare ad una
buona tenuta di strada, abbastanza affidabile da togliersi qualche soddisfazione in sicurezza se non di pensa di essere su un kart. Anche lo
sterzo è ok,
leggero ma preciso.