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Le Nostre prove
QUESTIONE DI S C’è la Boxster e la Boxster S, la prima è la Porsche d’ingresso, quella sotto le nove cifre, quella sotto i tre litri di cilindrata, la seconda è la versione più cattiva: la nostra, quella con la quale abbiamo vissuto una settimana, gomito a gomito, guidandola, guardandola, pensandola o parlandone. Sempre. E grazie alla quale abbiamo finalmente colto appieno il legame che si instaura tra il porschista e la Porsche: niente di clinico per carità, semplicemente di cronico. MAH Porsche o Ferrari, va bene, il solito dualismo tipo Maradona o Platini, capelli biondi o mori, destinato peraltro a rimanere insoluto: non è né il posto né il momento per arrovellarsi in proposito, solo un consiglio spassionato e banale: entrambe. Avremo modo di trattare della febbre rossa, non ora. Rimaniamo sulla sponda esterofila. Boxster S: fascino, guidabilità, prestazioni, carisma. E una capotte che se abbassata eleva all’ennesima potenza il tutto. NOSTALGIA CANAGLIA Partiamo dalla fine: restituirla a Porsche Italia: un colpo al cuore. Immediato affezionarsi, alla chiave di avviamento sulla sinistra, alle cinture di sicurezza gialle, all’acceleratore incernierato in basso, alle tre corone della strumentazione con cornici cromate, alla luce di cortesia soffusa – e gialla – che ti accompagna dopo il tramonto, indicandoti la consolle, con discrezione. Ti abitui alla firma sul baule e al doppio terminale di scarico, ultima immagine prima di chiudere il box, alla seduta rasente l’asfalto, ai pochi portaoggetti che consigliano gingilli minimi una volta a bordo, ti abitui anche al lunotto in plastica che stride con il resto, ma alla fine pazienza. DETTAGLI CHE CONTANO Che dire dei cerchi maggiorati, delle pinze rosse dei freni belle in vista con l’autografo di Mister Ferdinand, delle prese d’aria laterali e di quella anteriore centrale, del codolino che spunta appena sulla coda, della simmetricità tra vista frontale e posteriore. Del disegno dei gruppi ottici, un marchio di fabbrica quelli davanti, una macchia di colore quelli dietro; della linea del profilo laterale, dei due sedili due, della bellezza degli sportelli aperti con il vetro giù, del finestrino che si abbassa in modo impercettibile tirata la maniglia, per tornare al suo posta a portiera chiusa. 104 milioni, nuda e cruda, sì, mica noccioline, ma anni durante i quali rendersi conto di averli ben spesi. RIASSUMENDO Un paio di dati. Il motore è il classico sei cilindri boxer da ventiquattro valvole: 3.179 cc di cilindrata per 252 cavalli di potenza massima (185 kW) a 6.250 giri al minuto (con una coppia di 305 Nm a 4500 giri), che fanno slittare le ruote motrici posteriori fino a raggiungere i cento orari in 5,9 secondi e portano i 1.260 chilogrammi complessivi a una velocità massima che supera i 260 all’ora.
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