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Notizie correlate LUOGHI COMUNI Le supercar le fanno in tanti, ma quelle
italiane continuano ad avere un’allure speciale. E pur tra scivoloni di
mozzarella e tafazzismo nazionale, il saper fare (e vivere) italico continua
ad essere un riferimento. Almeno per Lamborghini che ha affidato all’agenzia
tedesca Philip und Keuntje Advertising di comunicare a tutto il mondo il
verbo secondo Sant’Agata Bolognese. Tutto all’insegna del piacere e del
motto think global act local. E viceversa. Una campagna pubblicitaria in
due fasi e momenti diversi, parte della stessa strategia. Associare
Lamborghini a emozione e gusto italiani.
ANNO DOPO ANNO Nel 2007 la strategia di comunicazione si era concentrata sull’italianità verace, alla ricerca delle radici locali. Niente Colosseo o altre icone sfruttate, ma una serie di scatti fotografici di vita quotidiana nella terra che ha visto nascere la genialità (e le lotte con Ferrari) di Ferruccio Lamborghini. Uno spaccato di vita quasi qualunque. Con messaggi impliciti ed espliciti legati alle supercar del Toro, tipo la signora che scruta la strada con il cannocchiale per sincerarsi che non stia arrivando una Lambo, o i cancelli che si aprono ad ala di gabbiano, i semafori che sconsigliano ai pedoni di attraversare e il classico tavolino da bar sotto i portici con tutti i clienti dotati di cuffie causa rombi tonanti. O ancora bimbi che crescono bene giocando con le automobiline giuste. ALTO PROFILO Con l’anno nuovo la campagna si evolve. Il 2008 rimane sempre sul multisoggetto (tanti scatti diversi con un unico filo conduttore e sottesi all’unico messaggio) ma si internazionalizza. Un pezzo di Bel Paese nel mondo, visto dalle Lambo a mo’ di cornice. Compaiono le auto, ma non sono protagoniste dirette neppure questa volta. Niente Gallardo, Reventon o Murcielago in primo piano. A recitare il ruolo di star è l’italianissima gioia di vivere, il piacere del gusto e della contaminazione, o anche la perfezione in semplicità del design Vespa, compagna di viaggio e di trasferimenti all’estremo opposto del dodici cilindri. Una campagna impattante ma di alto profilo incentrata sull’italianità nel mondo. ORGOGLIO TRICOLORE Uscire dalla monotonia, dai ruoli e dai contesti non avendo paura di concedersi una pausa anche se c’è da fare la "guardia" alla Regina. Nel complesso un messaggio orgoglioso che coinvolge abitanti e icone tricolori. Lamborghini, nata in Sant’Agata appartiene di diritto a questo immaginario e usa un immaginario gioco degli specchi per risplendere. Sempre con le sue specificità. Il fatto che la creatività venga dalla Germania aiuta a capire che nel mondo qualcosa di buono, per non dire eccellente, il Made in Italy l’ha fatto. A CHI GIOVA? Rimangono le domande complesse e forse noiose. Come mai le Case automobilistiche fanno campagne così raffinate sul brand invece di parlare di cilindri e di cavalli? Con addirittura il prodigio meccanico da vendere in seconda fila, se non del tutto assente? Semplice: investono sul marchio, sull’emozione e confermano che la percezione dell’oggetto automobile (non necessariamente supercar) è ormai completamente slegata dalla funzione e sempre più connesso alla proiezione dell’ego, alla gioia di vivere. Per fare operazioni del genere bisogna avere un solido background e un’alta riconoscibilità di prodotto e immagine. Oltre che clienti disponibili a stare al gioco. COPERTURA A voler essere cattivi (siamo pur sempre Italiani e la dietrologia rimane una tentazione irresistibile) si potrebbe pensare che di queste campagne c’è un assoluto bisogno. Non solo perché tra caro petrolio, inquinamento e code infinite la gioia di guidare non è proprio che abbondi. Ma, soprattutto, perché alcune auto - oggetto di campagne "territoriali" o legate alle bandiere - hanno doppia se non tripla nazionalità. Tutte le Mini con l’Union Jack sul tetto, ad esempio, sono… tedesche (BMW). BELLE DA GUARDARE La stessa Gallardo ha prestato molti
geni alla R8 e viceversa (guarda caso la proprietà del marchio è
riconducibile alla Casa anelluta). Senza contare l’attualità, con Jaguar e
Land Rover, che hanno sovvertito le regole del nazionalismo e del colonialismo
inchinandosi, seppure col solito aplomb, all’India e al Signor Tata
(aspettiamoci pronti recuperi di britishness). Tante ragioni diverse e molti
buoni motivi per varare campagne legate a "territorio" e riscoperta delle
origini. Ma l’importante per chi non deve comprare domani l’auto è che
almeno siano belle da guardare e facciano sorridere. La buona creatività si
riconosce sempre e vale la pena buttare l’occhio, dall’Emilia al mondo intero. GUARDALE IN GRANDE
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