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Ginevra 2002
In breve
Giorgetto Giugiaro e la sua Italdesign hanno deciso di tornare al "mestiere" del carrozziere, quello dei periodi aurei, dei "percorsi architettonici primari", dell’importanza della forma e del contenuto. E nell'Alfa ci sono entrambi: il contenuto è un motore anteriore centrale di 8 cilindri a V a 90° da oltre 4.000 cm3 e quasi 400 cavalli di potenza, la forma è una carrozzeria interamente in fibra di carbonio, pulita e filante. Un cofano infinito, bombato e dalle spalle larghe, lo scudo lì davanti a far da calandra e a mettere soggezione, due fessure a stringere i tre proiettori circolari dei gruppi ottici, una presa d’aria a tre settori possente e ordinata. E poi il cristallo del parabrezza che si prolunga sul tetto fino alla linea delle superfici vetrate laterali, un lunotto (apribile) che indica con il finale appuntito il logo di Casa e nasce da un alettone discreto ma presente. Quasi quattro metri e mezzo di missile amaranto, "sporcati" unicamente da due specchi laterali appollaiati sul gradino della linea di cintura e da una filiforme maniglia cromata. Poi cerchi sovradimensionati dal tradizionale disegno a cinque razze e cinque cerchi, quattro terminali di scarico che brillano dalla coda, tappo del serbatoio a vista, nemmeno l’ombra dei paraurti. Stop. Due più due – con i posti della seconda fila più proforma che altro – pensata per calzare a pennello a una trazione posteriore, da vera sportiva, o anche a un’integrale permanente, Alfa sfoggia l’apertura verso l’alto degli sportelli grazie a un dispositivo meccanico-idraulico. "Niente di utopistico. Un prototipo da Salone come un progetto di serie impostato sul breve periodo, una volta tanto", ha dichiarato Giugiaro, con i primi lavori usciti dalla sua matita per Alfa Romeo – Giulia GT, Montreal e Canguro – ancora negli occhi. Commenti
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