SENZA FARSI NOTARE Ci sono animali che utilizzano il
mimetismo criptico per sfuggire ai predatori. E
ci sono i camuffamenti del
mondo militare, per muoversi senza dare nell’occhio in ambienti ostili,
nella savana come nel tessuto urbano. Poi
ci sono anche le auto che si
truccano, fino a deformarsi nei lineamenti, per sfuggire ai flash dei
fotografi e alle ricostruzioni digitali su giornali o siti specializzati.
Opel, dopo aver giocato a nascondino con l’erede della Vectra,
fa outing
in modo originale. Spiegando in un immaginario backstage i trucchi del mestiere.
Quasi un bignami sul trasformismo a motore. Ma anche
un modo diverso, con
un comunicato stampa fuori dal burocratese, per ricordare al mondo che
tra
poco arriva la Insignia: tre volumi di taglia medio-alta che tenta un
salto nell’upper class.
AVVICINAMENTO La storia è quella di sempre, oramai una
costante nel lancio delle auto: una strategia teasing che mira a svelare un
poco alla volta i contorni della nuova nata, in modo da moltiplicare le
attenzioni e le occasioni di comunicazione. Creando magari anche un certo alone
glamour. Opel prima ha presentato ai saloni il concept GTC. Una coupé che
anticipava i tagli curvilinei dei montanti, gli occhi affilati e il linguaggio
stilistico della nuova berlina. Poi la foto in controluce della coda,
accompagnata da un’altra novità: il cambio di nome, da Vectra a Insignia.
Dopo tre generazioni la Vectra va in soffitta, come la Ascona che l’aveva
preceduta, per lasciare spazio a un nuovo concetto di berlina media. Talmente
diverso per intenzioni e obiettivi che la Casa madre ha optato per un
cambio di appellativo, un segnale di rottura costoso, che richiede maggiori
investimenti in comunicazione.
UFFICIALMENTE CAMUFFATA Ora arrivano le foto ufficiali
della Insignia, ma in versione camuffata. Non troppo, per poterne
definire le linee guida e apprezzarne i nuovi giochi di volumi e
proporzione. Ma neppure troppo poco, in modo da lasciare ancora vivo
l’ammiccamento "vedo non ti vedo". Scelta originale che riprende e traduce
nell’era digitale le occasionali e inconfessate abitudini di alcune Case in
tempi passati, che in via anonima inviavano ai giornali la foto dei loro futuri
prodotti "sorpresi" in prova. Chi vuole vedere tutto dal vero deve ancora
aspettare qualche mese: il lancio ufficiale è previsto al Salone di Londra a
Luglio 2008. Per ingannare il tempo proviamo a capire come sarà l’Insignia
Opel per i prossimi anni e quali trucchi sono stati usati per mascherarla
nei lunghi mesi di collaudo.
NUOVO STILE Padiglione arcuato e rastremato come una
coupé, terzo volume corto e raccolto fin quasi a nascondersi, tratto comune
a molte berline di ultima generazione. E ancora, tagli delle portiere decisi,
un frontale giocato su sfaccettature e mascherona d’ordinanza. Un insieme di
linee che sembrano levigate e gruppi ottici posticci che si intuiscono
lontanissimi dalla squadrata semplicità dell’ultima Vectra. Una radicale
opera di riposizionamento. Evoluzione sorprendente ma non imprevedibile;
basta pensare alla mutazione della collega Mondeo. In un mercato popolato da
proposte di nicchia anche le classiche tre volumi da famiglia devono strizzare
l’occhio al lifestyle giovane di paparini cresciuti ma poco disposti alla
normalità. I vertici GM parlano anche di un cambio di passo alla voce qualità
e finiture per giustificare ambizioni da Champions league.
MIMETISMO Nel corso del world tour di prova l’auto si
è camuffata, ha indossato il passamontagna e ha dovuto rispettare delle regole
scritte nel manuale dell’incognito. Eran duecento, tutte mascherate e il
lavoro è stato lungo. Tutto ha avuto inizio con la maquette in legno
che riproduceva le forme dell’auto. Il modello serviva per fare da stampo ad
appendici costruite in plastica per camuffare le vere forme agli occhi e
agli obiettivi dei fotografi. Non quindi una banale opera di copertura ma
un vero lavoro di disorientamento stilistico. Tutta questa fatica non è
legata solo al gioco a nascondino. In un mercato automotive giocato tutto
sulla competitività e sul continuo lancio di nuovi modelli, diventa cruciale
non svelare le proprie armi per allungare i tempi di reazione dei
concorrenti.
TECNICHE DI CAMUFFAMENTO Protesi e gobbe. Ma anche
scotch, coperture di colore scuro per le parti topiche e gruppi ottici
obnubilati da mascherone posticce con lampadine da auto giocattolo. E
poi, tocco finale, la verniciatura fatta di striature continue fino a
creare un motivo millefoglie. Tattiche mimetiche riprese dalle tute e dalle
carrozzerie per uso militare, dove l’obiettivo rimane anche quello di
sfuggire ai visori notturni che lavorano con i pixel. Sulle auto di
produzione invece mirano non solo a confondere l’occhio ma anche a
nascondere volumi e nervature, come il susseguirsi di superfici. E
soprattutto a rendere ardue le opere di fotoritocco.
NEMICI PAPARAZZI Dopo la sala trucco arriva il galateo.
Con un vero codice di comportamento per piloti dei prototipi: vietato
frequentare strade troppo trafficate, insomma niente capatina in centro a
salutare gli amici al bar. Vietatissimo lasciare l’auto aperta, i
paparazzi potrebbero fotografare l’abitacolo. Ma soprattutto non viaggiare
mai da soli: auto di scorta sempre al seguito in modo da poter effettuare un
pronto soccorso. Un telo copriauto sempre pronto nel bagagliaio completa
la dotazione di bordo. Inoltre nei trasferimenti da una parte all’altra del
mondo (i prototipi devono essere provati in tutte le condizioni climatiche) si
viaggia su camion chiusi invece che sulle usuali bisarche.
TRUCCHI E CONTROSPIONAGGIO Non mancano bluff e diversivi
per ingannare, dichiarando il vero, occhi ben addestrati a
riconoscere le auto camuffate. Le Insignia giravano con il logo Opel (o
Vauxhall il marchio di commercializzazione sui mercati anglosassoni) in bella
vista. Dimenticanza? No, scelta voluta: è abitudine delle Case utilizzare
marchi di altri produttori sui prototipi. Quindi, l’equazione agli occhi dei
ficcanaso diventava: ha il marchio Opel…quindi non lo sarà sicuramente. Roba
da controspionaggio in tempi di guerra fredda. E tutto per una berlina con
quattro porte e un nuovo nome. Dove andremo a finire?