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Anteprima
Dominare, sconfiggere completamente, ridurre alla sottomissione con una forza nettamente superiore. E’ quanto recita il dizionario alla voce "vanquish". E non si poteva scegliere nome migliore in casa Aston Martin, per battezzare l’ultima adrenalinica creatura di famiglia. "Vanquish", dunque, per governare la strada con un V12 che te lo sogni la notte, una livrea che per i misteri del design concilia grazia e imponenza, una sinfonia sprigionata dai terminali di scarico. Il compito non è di quelli da niente, perché si tratta di diventare il nuovo punto di riferimento del Marchio con le ali, che tradotto – considerando l’egocentrismo inglese – vuol dire indicare la nuova "direzione" che dovranno imboccare le super car di domani, tutte. Le qualità non mancano quando si hanno 450 cavalli di potenza massima celati nel propulsore, che è un 6000 cc di cilindrata da dodici cilindri a V e quarantotto valvole. Non solo: si parla del più ampio lavoro di test mai realizzato dal Gruppo, con cinquanta prototipi che hanno coperto più di un milione di miglia, tra Europa, Australia, USA e Canada, e del maggior investimento in termini di tecnologia e metodi di fabbricazione. Sezioni di alluminio imbullonate attorno al tunnel centrale della trasmissione, costruito interamente in fibra di carbonio, costituiscono la struttura portante del corpo macchina, realizzato mediante minuziosi processi di produzione controllati da computer in collaborazione con i laboratori di ricerca Ford e l’Università di Nottingham. Il cambio montato sulla Vanquish è meccanico a sei rapporti e grazie alla gestione elettronica può essere utilizzato automaticamente con il programma per la guida invernale, che riduce la potenza e la coppia del motore. Non basta: per i cultori dell’agonismo spinto c’è sempre l’opzione della trasmissione elettroidraulica con leve sul volante: il cambio marcia avviene in meno di 300 millisecondi, grazie alla gestione elettronica progettata in collaborazione con Magneti Marelli. Qualche numero, per confermare l’indole dell’anglosassone? 4,5 secondi per toccare i cento orari con partenza da ferma e 306 km/h di velocità massima. Il tutto per restare prudenti, perché – a detta di Ian Minards, progettista Capo programma per il V12 Vanquish – i cavalli potrebbero diventare senza troppi problemi 700, aprendo il cofano e mettendo mano con maestria. Dentro, per entrambe le conformazioni (due posti secchi o due+due), si sprecano particolari tipo pelle Connolly, alcantara, computer di bordo con sistema satellitare o dispositivo di monitoraggio costante della pressione degli pneumatici (da 19 pollici). Ma niente legno o eccessive ricercatezze stilistiche, anzi, l’aspetto austero della consolle centrale in acciaio dalla quale spunta minaccioso il pulsante rosso dello starter, ricorda quanto convenga non scherzare troppo con il volante tra le mani. Niente sofisticati programmi di controllo della stabilità, differenziali avveniristici o controllo elettroidraulico attivo del rollio come il Progetto Vantage: solo un dispositivo antipattinamento, pneumatici Yokohama sovradimensionati, cerchi in lega, componenti delle sospensioni in alluminio e telaio griffato da Lotus e dall’esperto degli assetti John Miles. L’Aston Martin Vanquish sarà in vendita a partire da fine 2001 con una produzione di circa 300 esemplari l’anno: per gli interessati si consiglia la prenotazione. L’assegno è da 500 milioni di lire. Andrea Sperelli 2001: un pieno di supercar |
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