La Laurea in aeronautica alla fine è servita:
dopo una lunga esperienza nel Gruppo Fiat, iniziata nel settore della ricerca quindi alla testa del Reparto Esperienze e poi alla Direzione dei progetti sviluppati sulla piattaforma D (Alfa Romeo 156, lancia Lybra…),
Cena è approdato nel maggio 2000 alla Carrozzeria Bertone. Non saranno aerei, ma il design qualche rapporto in più con l’aerodinamica dovrebbe averlo. E poi, mancava solo l’esperienza nello stile per completare
un curriculum a 360° nel settore dell’auto, con una capacità di analisi a tutto campo che ne fa uno dei protagonisti più "ascoltati" del settore.
A Cena, impegnato in questi giorni con il perfezionamento del
prototipo
Novanta che la Bertone presenterà al Salone di Ginevra, abbiamo chiesto di fare un’analisi su quanto di nuovo si è visto in questo inizio d’anno, per capire soprattutto
come sarà il nostro futuro prossimo di automobilisti alle prese con la passione per il piacere della guida, delle belle auto, ma con il senso di colpa provocato dal problema dell’inquinamento.
D. Con quello che si è visto a Detroit e con le prime anticipazioni di Ginevra pensa che ci siano i presupposti per la nascita di nuove tendenze o nuove nicchie?
R. L
a frammentazione del mercato in nicchie, non è una novità. Detroit è stata l’ennesima riconferma che stanno creandosi nicchie all’interno delle nicchie: basta guardare il settore dei SUV, che sono sempre più simili a berline di
lusso, ad iniziare dalle versioni "smilitarizzate" del poderoso Hummer H2...
Quest’anno non abbiamo visto la solita parata di "truck" e di giganteschi fuoristrada pensati esclusivamente per il mercato americano. C’è stato il grande ritorno dell’automobile sportiva, come dimostrano le nuove concept car GM, in particolare le Pontiac Solstice coupé e roadster e la Cadillac Cìen, volute espressamente da Bob Lutz.
Sempre da GM è arrivata quella che ritengo la proposta più interessante del salone, ovvero il progetto Autonomy: una piattaforma "surf board" funzionante a fuel cells che si presta ad infinite varianti di carrozzeria e che, non a caso, è stata presentata sotto forma di coupé sportivo.
Sono particolarmente orgoglioso di ricordare che al progetto Autonomy partecipa anche la Bertone, in virtù dell’esperienza maturata con la concept car Filo, che si avvale delle tecnologia "drive by wire" sviluppata in collaborazione con SKF e ripresa da GM.
D. A noi è parso di vedere nascere un nuovo tipo di auto, una via di mezzo tra la familiare e il SUV: una station di dimensioni gigantesche, ma sempre una station…
R. Al di là delle etichette, ritengo che vi sia una forte richiesta di funzionalità da parte del pubblico. Questa domanda è stata inizialmente soddisfatta dalle
monovolume e dalle fuoristrada di lusso. Dall’incrocio di queste due tipologie di veicoli sta prendendo forma una nuova automobile "transgenica", la fuoristrada di lusso con l’abito della familiare.
A Detroit abbiamo visto alcuni concetti che esplorano questa tendenza: la Saab 93-X, la Mercedes Vision GTS e la Chrysler Pacifica. E’ evidente che si tratta di concetti molto vicini ad un’eventuale produzione di serie: probabilmente le Case stanno aspettando le reazioni del pubblico per definire i piani di prodotto futuri. Del resto non sarebbe la prima volta che una concept-car viene usata in questo senso.
D. Come è possibile che nello stesso momento molti propongano un prodotto con la stessa filosofia? Sembra di vedere le copertine di Espresso e Panorama, sempre identiche…
R. Una concept car non è mai uno sfogo di fantasia. Inventare e sviluppare un
modello di ricerca richiede sempre investimenti considerevoli e, di conseguenza, deve rispondere a una determinata strategia aziendale. Certo, ci sono indicatori di mercato per tastare il polso al pubblico, e quindi decidere quali sono i temi più attuali.
Ma non sono affatto d’accordo sul fatto che gli stilisti si copino a vicenda come le copertine dei settimanali: i designer formano da sempre una sorta di comunità internazionale, il fatto che alcuni concetti siano patrimonio di un linguaggio comune non deve stupire più di tanto. Anzi, sarebbe anomalo il contrario.
D. Le concept sono sempre più simili a vetture di produzione. Ma la funzione dello stilista non è anche quella di guardare molto in avanti? Lei quando pensa a un’auto del futuro quanto guarda in avanti?
R. Non sono la persona più adatta a rispondere a questa domanda. Forse per un grande costruttore la concept-car è una sorta di "clinic" per sondare il
gradimento del pubblico in vista della produzione di serie. Non faccio esempi espliciti, ma ormai questo è il trend che seguono le maggiori Case. Se invece devo rispondere come Bertone, i termini del discorso vanno capovolti. La nostra ultima concept, la Filo, presentata a Detroit nell’ambito della rassegna dedicata dalla Michelin al
design italiano, dimostra che per noi una vettura di concetto è essenzialmente un laboratorio, dove lo stile è funzionale all’utilizzo di nuove tecnologie. In questo caso si tratta del "drive by wire" sviluppato in collaborazione con SKF. La Filo non è un sogno: riprende il pianale e la meccanica di una Opel Zafira ed è perfettamente funzionante. Di quanto è avanti negli anni? Tanto, ma non tantissimo: dieci o dodici anni.
D. Come e cosa guideremo in futuro?
R. Difficile rispondere. Vorrei che non continuassimo a guidare a targhe alterne. Al di là delle battute, penso che guideremo vetture sempre più sicure e naturalmente sempre più "pulite" in termini di impatto ambientale.
D. Pensa che un prototipo come l’Autonomy potrà davvero arrivare alla catena di montaggio?
R. Il progetto Autonomy non è nostro, ma di GM. Bertone vi partecipa in qualità di partner, per l’esperienza maturata nel vestire in modo innovativo la tecnologia "drive by wire". Non vorrei andare oltre, perché ritengo che le domande sul progetto Autonomy siano da rivolgere direttamente a GM.
D. Autonomy a parte, per quali concept in particolare verrà ricordata questa edizione del salone di Detroit?
R. Le classifiche sono sempre soggettive e vorrei evitare di dare le pagelle. Posso dirle che, per i miei trascorsi professionali, sento molto il fascino delle automobili sportive e quindi sono rimasto molto colpito dalle proposte di GM, in particolare dalle piccole Pontiac coupé e roadster, due sportive semplici, che potrebbero avere un prezzo di listino interessante ed essere accessibili al pubblico.
D. Sembra che il futuro sia delle auto di lusso, nel senso di vetture opulente, grandi, sicuramente costose. Come lo spiega?
R. Parlare di lusso su una concept ha poco senso, perché una concept non è finalizzata al mercato: si può fare tutto e il contrario di tutto. Per quanto riguarda le vetture di attuale produzione, potrei rispondere che il lusso è sempre uguale sé stesso: pelle, radica, magari anche alluminio e carbonio conditi con tanti cavalli. Ma non dimentichiamo che ci sono anche vetture non di lusso, in termini di prezzo di listino, che tuttavia definiscono un certo status culturale e sociale.
In futuro il lusso coinciderà con un utilizzo sempre più sofisticato dell’elettronica e quindi con livelli sempre più alti di qualità della vita di bordo: forse si potrà fare a meno della pelle e della radica, ma non si potrà mai rinunciare al piacere di possedere un’automobile esclusiva, confortevole e capace di regalare grandi emozioni di guida.
D. Qual è l’auto che avrebbe voluto disegnare lei tra quelle in produzione?
R. Ho pilotato il team di sviluppo dell’Alfa Romeo 156 e di questo sono molto orgoglioso. Fortunatamente l’ha disegnata il mio caro amico Walter de Silva e non io. Spero, in un futuro prossimo, magari in una prossima intervista, di indicarle un’auto firmata Bertone. Ancora una volta, fortunatamente, non disegnata da me!
D. Se dovesse sceglierne una per rappresentare il 2001 quale sceglierebbe?
R. Nel 2001 abbiamo avuto la grande occasione di realizzare la Bertone SKF Filo, dimostrando come le nuove tecnologie possano diventare la base per la reinterpretazione stilistica dell’automobile. Ritengo che la Filo verrà ricordata come la progenitrice delle vetture delle prossime generazioni.