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Sotto osservazione la cintura di sicurezza abbracciata al pancione che respira. Protagonista degli studi tale Linda, versione femminile e incinta del manichino destinato a prendere gran botti nei crash-test. Giusto per
E poi giù con crash frontali, laterali e posteriori, per vedere l’effetto che fa su mamma e bimbetto – perché, evidentemente, c’è pure il figlio di Linda sotto quella plastica – e capire come progettare cinture che siano il meno invasive e pericolose possibile in caso di imminente fiocco sulla porta d’ingresso. Perché è la parte addominale quella sotto l’osservazione maggiore: è questa che rischia di assecondare la direzione dell’impatto più di ogni altra, anche se torace e parte inferiore rimango trattenuti dal sedile. Insomma: occhi su mammà ma pure sul feto che, là dentro, piglia e si muove. Frulla come non dovrebbe fare, con rischi più o meno gravi alla placenta, a causa dell’impatto contro l’abitacolo della macchina o le ossa delle madre. La promessa di Volvo? Far fare gli straordinari a Linda e prole, per il bene suo e di chi rappresenta. Quindi, cari ometti, se siete appena stati dall’ortolano a pagare la papaia fuori stagione come una pepita d’oro, fate un giro anche da Volvo e chiedete di Linda. Simpatica e di poche parole. Commenti
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