Una è stata pensata in Usa, l’altra in Giappone. Una è una minicrossover sportiva, l’altra una MPV cubica. Cosa c’entrano tra loro? Nulla in apparenza, come l’hamburger e il sushi. In realtà sono un esempio di come in un mondo globalizzato si possano confondere anche le radici. Persino nel design automobilistico. Ecco come due Centri stile dello stesso marchio sono riusciti a realizzare prototipi concettualmente agli antipodi.
MATER SEMPER CERTA Il marchio Honda le accomuna, ma non c’azzeccano nulla tra loro. L’arcano è presto spiegato. Nel moderno mondo automotive non esistono più i reparti nascosti in qualche pertugio dell’Headquarter della Casa madre, dove un manipolo di ingegneri, di nascosto, pensa un’auto e poi la propone a chi deve decidere. Oggi vanno di moda i "Brief", le riunioni operative come fanno gli uffici marketing quando convocano le agenzie di pubblicità.
BRIEF Si illustrano gli obiettivi, vengono stabilite le linee guida e si aspetta una riposta. Honda ha affidato al proprio reparto di ricerca e sviluppo (nonché stilistico) basato in California il compito di sfornare una sportiva due posti con una meccanica da compatta del segmento C e con un occhio attento alla praticità. Mentre all’omologo reparto basato in Giappone è andato un compito agli antipodi: pensare un mini MPV con tutti e due gli occhi puntati sulla flessibilità d’uso. Per uno strano gioco di destini incrociati la proposta di stile americana sembra giapponese, mentre quella orientale, tolte le dimensioni lillipuziane, sembra seguire canoni atlantici.
NON SI DIREBBE Due proposte figlie, al tempo stesso, della globalizzazione e della ricerca di nicchie di mercato. Una strana coppia. Che fa riflettere: con Centri stile sparsi in ogni angolo del globo e la contaminazione dettata da auto che sembrano progettate su misura delle aspettative del cliente… ha ancora senso parlare di auto "giapponesi", "americane", "francesi" e così via?
a cura di Luca Pezzoni
19 Dicembre 2006