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Costume & società

Arriva il car sharing,
l'auto in multipropietà

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L'idea è semplice e geniale allo stesso tempo: invece di acquistare un'auto sola, ci si iscrive ad una cooperativa e se ne hanno a disposizione decine. A costi irrisori.

Giovedí, 18 Ottobre 2001

Fabio Cesare

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Immaginate di poter utilizzare una Smart per districarvi nel centro storico, una Espace per la vacanza in famiglia e una fiat Barchetta per i week end romantici a due. Pensate poi di risparmiare con l’assicurazione e il bollo, di trovare sempre parcheggio e di non dovervi preoccupare per i tagliandi e per tutti i capricci della vostra automobile che fino ad ora vi hanno imposto una visita dal meccanico. Un sogno? No, sono i vantaggi del car-sharing, l’auto in multiproprietà. Secondo questa soluzione, le automobili vengono acquistate da una cooperativa per renderle disponibili ai soci in un parcheggio nelle immediate vicinanze di casa o al massimo vicino a una stazione della metropolitana.

Grazie a una card di identificazione viene rilasciata l'auto e il socio paga
soltanto per l’effettivo utilizzo
. Alla riconsegna si salda il dovuto. Le altre preoccupazioni, dalla manutenzione al bollo, le risolve l’organizzazione. Ovviamente, il costo di percorrenza dipende dal momento in cui si usa l’auto: nel week end, quando le richieste salgono, il costo per chilometro aumenta. Le prenotazioni avvengono via internet o per telefono e la possibilità di avere disponibile l’auto appropriata alle circostanze si avvicina al 95%.

L'uso dei veicoli è riservato ai soli iscritti. Ad ogni "iscritto" è consegnata
una card di identificazione che serve per il riconoscimento del socio e per poter prelevare e rilasciare l'auto. Il costo iniziale si aggira sulle seicentomila lire e comprende una cauzione per gli eventuali danni arrecati ai veicoli della flotta. Oltre ai vantaggi legati alla flessibilità del parco macchine a disposizione, del minore inquinamento e, in definitiva, del suo valore sociale, l’auto in condivisione conviene, conti alla mano, a chi percorre circa dodicimila chilometri all’anno, senza contare il tempo risparmiato a cercare il parcheggio e a sbrigare le questioni burocratiche, assicurazione inclusa.

In Svizzera e in Germania questa realtà si sta allargando a macchia d’olio.
Secondo il settimanale tedesco Focus sono ormai quarantamila gli utenti teutonici e più di novanta le associazioni e le cooperative che promuovono questa iniziativa. Il fenomeno, assicurano, è destinato a crescere, poiché circa due milioni e mezzo di persone nella sola Repubblica Federale Tedesca ne sarebbero interessate. Anche in Danimarca, in Norvegia, esistono già realtà consolidate, e persino in Italia si stanno muovendo i primi passi. 

Dopo l’iniziativa dell’ENEA, e una sporadica esperienza al Lido di Venezia, anche Legambiente sta incoraggiando questa realtà. Sul sito dell’associazione si può calcolare il costo effettivo dell’uso della propria auto e capire se conviene aderire alla multiproprietà a quattro ruote. Per la sola zona di Milano inoltre, è possibile "chiedere un parcheggio sottocasa", cioè inoltrare una richiesta per aprire un centro di car sharing nella zona di residenza. Quando le richieste in un quartiere sono sufficienti, è possibile diventare soci e aderire al servizio.

Per avere un’idea di quanto costi nel complesso un’automobile con il sistema del "car sharing", Focus ha intervistato Regina Ammel dell’ADAC, l’equivalente
dell’ACI in Germania. Secondo questa fonte una Opel Corsa da sessanta cavalli che percorra quindicimila chilometri l’anno e ne duri sei, ha un costo complessivo di settecentoquaranta marchi mensili (circa settecentoquarantamila lire), mentre con la multiproprietà si possono spendere anche solo dieci marchi al mese. Riesce dunque facile capire per quale ragione i tedeschi ricorrono a questo strumento: pagata una tassa d’iscrizione e una cauzione, che insieme non arrivano a mille marchi (un milione di lire), i soci pagano una quota mensile per l’amministrazione e un tanto al chilometro. Sommate le voci di spesa non si giustifica il costo di un’auto propria.

Certo, con l’auto molti hanno un rapporto emotivo e personale, ma l’apparente spersonalizzazione del car-sharing, specificano i tedeschi, è giustificata dal
fatto che si risparmiano un sacco di preoccupazioni, che si trova sempre parcheggio e che si rispetta l’ambiente. Agli ecosensibili va infatti segnalato come il car sharing riduca il numero dei veicoli in sosta per strada, il tempo di percorrenza in cerca di parcheggio, e quindi le emissioni di scarico. Inoltre, favorisce il ricambio continuo delle auto, mettendo in circolazione vetture nuove e quindi sempre meno inquinanti. Infine, l’utente si abitua a usare la soluzione più breve e comoda, preferendo spesso all'auto il tram o la metropolitana.


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