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Concept car
Notizie correlate In breve
CHE CACTUS È solo un concept e quindi si può perdonare
il nome. Che invero riesce ad attirare l’attenzione, ma non racconta
nulla di quanto si nasconde sotto il bozzolo ruotuto che Citroën presenterà
a Francoforte. Una reinterpretazione dell’auto basica, un ritorno alle
origini ma coerente con i tempi. Fatti di irruninciabili comodità e
momenti ludici (non mancano computer di bordo e lettori mp3). Ma anche di
coscienza e sostenibilità ambientale, non manca il motore ibrido, diesel
per l’occasione, mentre progettazione e costruzione rispettano al massimo il
pianeta.
SENSE AND SIMPLICITY Piacere senza spine. La C-Cactus sembra ideata e costruita per solleticare e appagare i sensi, senza complicazioni. Bella, brutta, strana, troppo moderna o troppo giocattolosa, di sicuro non passa inosservata. E soprattutto evita quell’aria senza pretese da "costo poco". Risparmiando dove non si vede, il Cactus francese presenta soluzioni furbe come il paraurti anteriore in un sol pezzo, che integra fari, doppio Chevron, mezzo frontale e tanta economia di scala nella costruzione. TREND E SOLUZIONI Via libera quindi a soluzioni trendy e ammiccanti ai gusti del moderno automobilista e pensatore occidentale. Fari tondeggianti davanti che rendono il muso simpatico, ma anche parabrezza con montanti nascosti in modo da creare l’effetto "tetto sospeso", che alleggerisce l’insieme. Raffinata. Via libera anche al bicolore ma senza rievocare auto da Al Capone, un sobrio bianco perla e grigio in accordo con le tendenze cromatiche del momento. Qui il tono su tono serve a dipingere le porte e lo spazio abitativo, sormontato dalla consueta vetrata panoramica, in modo da far capire subito quanto spazio e attenzione il Cactus riservi ai suoi abitanti. DINAMICA Le ruotone (205/45 su cerchi da 21) per
le quali è lecito attendersi normalizzazioni in caso di produzione, sono
colorate e studiate apposta con Michelin per consumare di meno e piacere
agli occhi di chi guarda e di chi guida. Ma anche sistemate ai quattro angoli
per guadagnare spazio a bordo e per non avere un quadro dinamico incerto.
Il volume posteriore si risolve in un taglio svelto e basso, con il
portellone che integra i fanali per continuare la dichiarazione di intenti
all’insegna della funzionalità mai banale. INTERATTIVITÀ SEMPLICE Anche la tecnologia di bordo, adeguata ai tempi serve a vivere meglio e si interfaccia con semplicità. Sia negli interni con la riduzione di pulsanti, manca una vera e propria plancia, almeno per come la conosciamo, e ha comandi ridotti all’essenzialità. Ma, qui sta il barbatrucco, senza cadere nella sobrietà bulgara: i comandi sono in gran parte radunati sul volante. Non manca il computer di bordo centrale, che governa l’elettronica di bordo mediante touch screen. Mentre il lettore mp3 portatile e integrato nella plancia costituisce la punta dell’iceberg. E testimonia l’integrazione sempre più stretta tra bit e pistoni. Non mancano regolatori di velocità e freno mano elettrico. IBRIDO A GASOLIO Anche il propulsore ibrido sembra pensato per accontentare tutti i piedi e tutte le coscienze. Non manca la modalità zero emissioni, mentre i cavalli old style sono 70, e vengono soccorsi da altri 30 elettrici. Il risultato, a parte una velocità massima limitata a 150 km/h per eccesso di educazione, sono emissioni e consumi tranquillizzanti. Non disgiunti dalla grinta necessaria a muoversi senza imbarazzi. Risultati cui contribuisce la massa complessiva di 1180 kg che sembrerebbe segnare, un ritorno al downsizing (-15% rispetto all’equivalente C4). I numeri dicono 2,9 litri per 100 km e 78 g/km di emissioni CO2 nel ciclo combinato. DNA DELLE ANTENATE Ci sono le auto normali, che si adattano al tempo in cui vivono. Quelle raffinate e modaiole, che precorrono i gusti che verranno. Poi ci sono i Suv che regalano la sensazione di onnipotenza nei movimenti e sicurezza. E ancora le ibride con quell’aria un po’ (troppo) secchiona spaziosa, comoda, senza fronzoli ma senza rinunce. Il Cactus con la C prende tutto questo, lo frulla e lo ripresenta. E con un fisichino adatto all’escursione nella cascina della nonna, ma anche al parcheggio del locale giusto. Terribilmente interclassista. Non era così anche la 2CV? Commenti
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