Si saranno detti: "
forse abbiamo esagerato, diamoci una tranquillizzata generale". E allora, sfruttando l’incupimento autunnale, arriverà la
Cenerentola di famiglia. Sempre Cayenne, sempre Porsche, ma
di più basso profilo perché – giù la maschera – è il mercato quello che conta.
In tv è l’Auditel che non guarda in faccia nessuno, nel mondo delle 4 ruote le vendite a fine mese. Dunque, va bene
la manciata di SUV sparsa per lo stivale, tra paperoni, megalomani e appassionati, ma per tirare avanti la carretta si cambia rotta. E si fa un
passetto indietro lucidandolo come se nulla fosse.
Il
motore perde un pezzo, anzi due: non più – o meglio, non solo – V8, ma
V6. Con la casella della
cilindrata che passa da 4.5 a
3.2, quello della potenza che parla di
250 cavalli (184 kW) a 6000 giri e quella della coppia di
310 Nm tra 2500 e 5500, cioè 9,1 secondi per toccare i cento partendo da fermi, e una velocità massima che sfiora i
214 orari.
Che, insomma,
fanno arricciare il naso ai puristi. A chi era abituato a esaltarsi per ben altre cifre: i
450 cv della Turbo, cribbio, o ancora ancora i
340 della S. E invece 6
cilindri e ventiquattro valvole con angolo delle bancate a 15 gradi e l’unico lato positivo che spunta quando si passa dal benzinero.
Già che si parla di
dodici litri (anche meno) per farsi guardare in giro
per un centinaio di chilometri. L'oggetto sotto il cofano è firmato
Volkswagen, cosa che renderà ancora più lieti i porschisti doc.
Rimane, di serie, il cambio meccanico a sei rapporti abbinato al PDOA (Porsche Drive-Off Assistant) il sistema che blocca la macchina per facilitarne l’accensione in salita. Rimane la trazione integrale che in condizioni normali distribuisce il 62 per cento della potenza sulle ruote posteriori e il 38 davanti.
Rimane il nome (Cayenne, e basta) e il cognome, ma attorniati da un antipatico alone da vorrei ma non posso. Ah, già il prezzo: 49.000 Euro tondi tondi.