HAPPY-HOUR Se la
BMW di papà era sempre sembrata «Bella sì, ma un po’
"
pesa"», cioè
non proprio leggiadra come il profilo di una coupé over 200 (cavalli, km orari, fate voi), il paparino non sarà costretto a comprare una limousine accorciata per sembrare più fashion. O per
far fare bella figura alla prole per l’happy-hour in centro. L’
effetto Bangle, che sembra un colpo di pistola e invece è un ciclone,
ha colpito anche sulla Serie 5, sulla media di famiglia.
SPOTTINI Per
svelarlo al pubblico, però, bisogna prendere gli
opportuni accorgimenti.
Niente autocelebrazioni con relativa sciorinatura di dati, sigle e acronimi vari, perché
la tecnologia (come la capacità di mischiare le lettere dell’alfabeto) a certi livelli
è data per scontata;
niente ambientazioni alla Matrix o labbra blu sensual-tecnologiche
o astronavi che scendono dall’iperspazio. Invece:
accompagnamento classic e discreto,
scenari soft e un
pizzico di originalità per ricordare che dopo una bavarese così
«Adesso tutto può succedere» – come recita
lo slogan dello spot. Anzi, degli "spottini".
VEDO-NON VEDO All’inizio la campagna Bmw si spezza in una serie di
mini-pubblicità da quindici secondi, dove
l’attrice principale
quasi non te la fanno vedere. Strategicamente? Forse, perché
svelando poco a poco si evita che l’effetto pubblicitario
minimal-chic si trasformi in
minimal-shock: meglio
giocare sul vedo-non vedo piuttosto che sul vedo-e dico «Cos’è?». Oggi
un fanale, domani
un montante, lanciati lì fra un piatto di pasta e un videofonino, per abituarsi ad una linea dove
l’unica cosa che è rimasta uguale è la targhetta sul portellone.
TARGHETTE Resta da chiedersi se i manager
quarantenni rampanti, i
professionisti, quelli che non vogliono avvicinarsi ai cinque metri (di lunghezza) la noteranno, la
cifra laconicamente appesa sulla carrozzeria.
530i, oppure – più frequentemente –
cinquetrenta d: stesso disegno, stesso nome, e poi
sotto i numerini
la lamiera si inarca e si piega come non aveva
mai fatto
prima. Nel tentativo di non fare inarcare anche le sopracciglia degli osservatori, e magari di
svecchiare quel look un po’ da ispettore Derrick che la media si portava dietro:
basta con gli stessi fari, la stessa
coda, la stessa
plancia, la stessa
aria seriosa-compassata in doppiopetto blu di quelli strettini.
EXECUTIVE Insomma, l’executive-car made in Bavaria
vuole essere executive davvero, non solo per tecnica o qualità. Per questo
accanto alla razionalità tutta germanica adesso salta fuori anche
l’emozione estetica, una
succursale di quel
"piacere di guida" che oggi comincia
sin dall’acquisto. Ne sa qualcosa la Mercedes con la Classe E, liftata su frontale e coda, ma anche accompagnata da
promo young-oriented (state attenti però, se si sente chiamata
young-
oriented poi abbassa le sicure e non vi fa più entrare).
AFICIONADOS Ne sanno qualcosa anche gli
aficionados che continuano ad invocare, inginocchiati nel box davanti alla mascherina cromata della loro model year 1992,
le stesse plance, le stesse
code belle piatte e regolari, gli stessi
frontali così inconfondibilmente teutonici. «A ridatece la BMW!» Gli anti-innovatori, che non devono proprio essere di quelle persone che in ufficio lavorano molto,
hanno perfino fondato un sito per raccogliere
firme contro il nuovo corso.
FAMILY-FEELING Intanto fioriscono
scoperte e berlinone accomunate da una matita, quella
di Chris Bangle, e da un sottile
family-feeling che le segna sempre in modo
molto forte, anche se adesso
sono tutte diverse. Altro bel vantaggio di queste linee che sembrano così irrazionali, e invece
evitano l’effetto matrioska tipico delle BMW degli ultimi anni: dalla Serie 7 viene fuori la 5, dalla 5 la 3. Altrimenti chiamato
riduzione in scala, o anche "
vorrei ma non posso".
CHRIS IMPERAT Così ogni auto ha la sua personalità distinta, e questo vale of course anche per le sorprese future, dalla prossima Serie 3 alla sport-utility X3, fino alla Serie 2 che difficilmente potrà essere definita tradizionale, quando e se arriverà. Intanto Chris imperat.