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Auto
Notizie correlate Niente paura. Non si tratta di una Corva incidentata, con bende e gessi vari, no. Tutt’altro: si tratta della Corva nuova di zecca, carpita dai soliti paparazzi appostati sulle stradine giuste, nel momento giusto. E sotto quell’acchittamento bianco si indovina quel che sarà. Linee nuove, vecchio appeal, conditi da numerelli che inducono alla riflessione e dalla nota cattiveria yankee. Ella si chiama C6 e quel numerino lì, neanche a dirlo, dà l’idea della generazione alla quale la due porte è arrivata. Che dire: solito retro alto, modello fondoschiena delle pulzelle di Rio, solito cofano infinito, ma news che spuntano da ogni dove. Vedi i gruppi ottici anteriori che, crepi la tradizione, salutano il classico modello a scomparsa – tanto ganassa nel momento del doppio flash in autostrada – e optano per un più moderno monoblocco che racchiude i singoli proiettori. Meglio così, dicono in Casa: minor attriti aerodinamici e noise provocati dai flussi. Per la cronaca i cari faroni che salivano e scendevano duravano dal 1963, si parlava di Sting Ray. È un filo più corta la nuova Corva rispetto al modello C5, e non sono poche le parti prese in prestito dalla cuginastra Cadillac XLR. Mentre per quanto riguarda gli argomenti interessanti, dovrebbe rimanere il V8 di 5,7 litri ma crescerà di qualche cavallo e i 405 dell’odierna Z06 dovrebbero impennarsi a 425. Con i conseguenti ritocchi alla trasmissione, all’impianto frenante e all’assetto. Quindi i particolari, come i gruppi ottici posteriori che pare saranno più circolari rispetto alla forma ovale che caratterizzava la C5, e il taglio delle portiere, con la maniglia nascosta sul lato come la XLR, il tutto con i soliti cerchi sovradimensionati, gli specchi retrovisori a sventola, le artigliate lungo le prese d’aria laterali. E quel rumorino lì, da otto a V, che è sinfonia meccanica. Unito poi alle varie scodate che la belvetta statunitense tira appena si sfiora il gas, c’è da innamorarsi, secco, al primo appuntamento. Commenti
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